PIETRO FONTANA PITTORE

 

 Si è chiusa domenica 7 ottobre la mostra di quadri di Pietro Fontana. Ben  700 persone l'hanno visitata!
 
 
 
 
 
 Chi è Pietro Fontana...
 
 
 Pietro Fontana è nato a Belluno nel 1950, cresciuto a Tisoi, vive con la moglie a Bolzano Bellunese. Da sempre grande appassionato di pittura e arte, si accorge fin da piccolo di essere molto portato per il disegno, gli risulta piuttosto naturale prendere in mano una matita e ritrarre su carta ciò che vede.

L’appartenenza a una famiglia numerosa, ben nove fratelli, non gli ha dato la  possibilità di frequentare studi artistici, le priorità in quegli anni erano senza dubbio altre e perciò la sua formazione è esclusivamente autodidatta.

Nella vita decide comunque di non abbandonare i pennelli e sceglie il mestiere di imbianchino, nel tempo libero a disposizione si dedica alla sua passione per la pittura dipingendo quadri e continuando a studiare e a documentarsi per affinare la sua tecnica e ampliare le sue conoscenze.

C’è una spiccata differenza tra le prime opere e gli ultimi lavori realizzati, ora, potendo finalmente dedicare alla pittura tutto il tempo necessario, ha intensificato sempre più lo studio dei soggetti, delle forme, delle pennellate e dei dettagli soprattutto degli artisti che va riproducendo.

La sua grande ammirazione e allo stesso tempo sfida è rivolta al genio del Caravaggio, numerose infatti sono le riproduzioni dedicate a questo grande artista. Ciò che è da notare è l’abilità di Pietro di saper passare da un genere all’altro,  sono vari infatti, i pittori nei quali si è cimentato nella riproduzione, non ci si può fermare alla semplice abilità del saper dipingere, bisogna andare oltre, ci vuole avere una particolare predisposizione e sensibilità personale per entrare nell’animo dell’artista.

Pietro Fontana ha sempre amato dipingere ma ha tenuto le sue realizzazioni in forma privata, ha esposto per la prima volta alcuni suoi lavori in occasione della mostra “L’urlo e la luce” tenutasi lo scorso anno nella sala parrocchiale “Don Savio” di Bolzano Bellunese.

Il  successo dimostrato dal pubblico e dalla critica lo hanno stimolato alla realizzazione della sua prima mostra personale.

 
 
 
 
 
 
 
 

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Ecco alcune opere che saranno esposte alla mostra di quadri di Pietro Fontana. 
La mostra sarà allestita Alla Vecchia Latteria di Bolzano Bellunese da domenica 16 settembre  a domenica 7 ottobre 2012. Sarà aperta dalle 16.00 alle 19.00; lunedì chiuso.
Inaugurazione sabato 15 settembre alle ore 17.
 
 
Le seguenti schede sono state curate da Antonio Zanetti 

 

LEONARDO DA VINCI (1452-1519)

RITRATTO DI FANCIULLA

1508

terra ombra, ambra inverdita e biacca su tavola

24,7x21cm.

Parma – Galleria Nazionale

 
 

 

 

Più noto col nome “La Scapiliata” (o “La Scapigliata”).

 

Il dipinto è un incompiuto su tavola, e quindi non è un disegno preparatorio.

 

Pur essendo un dipinto incompiuto, tuttavia alcune parti del volto sono finite e trovano riscontro nell'opera di Leonardo.

 

Vi è ritratta una testa femminile (acconciatura elaborata), con un accenno delle spalle, voltata di tre quarti verso sinistra e inclinata verso il basso.

 

I lineamenti sono dolcissimi, i bulbi oculari tondeggianti e leggermente sporgenti, il naso pronunciato, le labbra carnose accennanti un sorriso, il mento arrotondato.

 

Il forte chiaroscuro steso sul viso con lumeggiature esalta il rilievo scultoreo del volto, di angelica compostezza, interrotta però dalla vibrante capigliatura, scomposta ad arte in ricci turbolenti, che ricordano il principio dell'espressione esteriore dei "moti dell'animo", uno dei principi chiave della poetica leonardiana.

 

Traspare da questo volto quel senso di ambiguità che è l’essenza di tutta l’opera pittorica di Leonardo.

 

Superficie vibrante e mutevole: “un sogno che turba la mente”.

 
 
RAFFAELLO (1483-1520)
MADONNA DELLA SEGGIOLA
1513-14
Olio su tavola
71x71 cm.
Firenze – Galleria Palatina di Palazzo Pitti
 
 
 
La “seggiola” che ha dato nome al dipinto è in realtà un elegante sedile (“sedia camerale”) dalla spalliera tornita e dallo schienale color porpora con decorazione in oro e lunghe frange.
 
La Vergine e il Fanciullo rivolgono lo sguardo allo spettatore quasi ad invitarlo a partecipare a quel rapporto fatto di tenerezza e di intimità.
 
La posizione della Vergine con la testa fortemente inclinata pare suggerire la dinamica del dondolio tipico di una madre che coccola il suo bambino.
 
San Giovannino affiora dallo sfondo scuro, sulla destra, rivolgendo un gesto di preghiera a Maria.
 
Copre le spalle della Madonna una sciarpa multicolore.
 
Avvolto intorno alla testa ha un panno rigato.
 
Plasticità prorompente e muscolare di alcuni dettagli, come il gomito del Bambino, tuttavia stemperati dal dolce stile raffaellesco.
 

 
 
CARAVAGGIO (1571-1610)
I MUSICI – (CONCERTO)
1595
Olio su tela
88x116 cm.
New York – Metropolitan Museum
 
 
 
Caravaggio era ospite del cardinale Francesco Del Monte, collezionista di strumenti musicali: per lui dipinse otto tele tra cui questa.

 

Liuto, violino, spartiti.

 

L’amorino alato che stacca il grappolo d’uva viene letto in chiave erotica.

 

Sguardo languido, labbra socchiuse; incanto trasognato.

 

Morbidi e bianchi drappeggi.

 

Inno alla giovinezza.

 

Il ragazzo di tre quarti in secondo piano è l’autoritratto di Caravaggio.


 
 

CARAVAGGIO (1571-1610)

RIPOSO DURANTE LA FUGA IN EGITTO

1595-96

Olio su tela

135x166 cm.

Roma – Galleria Doria Pamphilj

 

Le note scritte sui pentagrammi dello spartito sorretti da Giuseppe sono così chiare che hanno consentito l’identificazione del pezzo.

 

Il mottetto che l’Angelo suona col violino (il violino era stato inventato 50 anni prima) si intitola: “Quam pulchra es” “Quanto sei bella, o Madre”.

 

Tra i due occhieggia un asino.

 

Che armonia, che varietà di colori in questo sfondo paesaggistico: qui Caravaggio voleva gareggiare con Giorgione.

 

Grande silenzio; in fondo l’Egitto.

 

Simbologia dei vari vegetali: il tasso barbasso simboleggia la resurrezione.

 

Fiasca di vino tappata in qualche maniera (il tappo di sughero sarà inventato 60 anni dopo da Dom Perignon).

 

Maria indossa la veste rosso vivo e il manto blu. E’ bella quanto lo era Anna, la rossa modella, amica del pittore, qui ritratta nell’infinita dolcezza di una madre.

 

L’angelo è davvero ben carnale e ciò costituì allora uno scandalo.

 

CARAVAGGIO (1571-1610)

BACCO

1596-97

Olio su tela

98x85 cm.

Firenze - Galleria degli Uffizi

 
 

Bacco, ambiguamente in bilico tra ideale e reale, tra perfezione divina e fragilità delle cose.

 

Le unghie sono sporche, le palpebre pesanti, il volto reso torpido dal vino.

 

Autunnali i colori dei pampini.

 

Chicchi neri sui neri capelli.

Chicchi biondi tra le foglie gialle.

 

Alcuni frutti appaiono guasti.

 

Ad avvalorare l’uso degli specchi da parte di Caravaggio sarebbe l’uso della mano sinistra nel porgere il calice di vino.

 
 

 
 

CARAVAGGIO (1571-1610)

MADDALENA IN ESTASI

1606

Olio su tela

106,5x91 cm.

Roma – collezione privata

 
 
 

Diagonale.

 

Luce delicata su uno sfondo completamente nero.

 

Volto estatico, abbandonato all’indietro.

 

Fronte corrugata, dita intrecciate in preghiera.

 

La veste scivola scoprendo la spalla e il petto.

 

Un misto di abbandono e dolore.

 

La modella fu Lena, Maddalena Antognetti, romana, descritta in alcune cronache come "donna di Caravaggio”; morì a 28 anni, ancor prima di lui.

 

Di quest'opera esistono almeno otto copie.

 

 
 

REMBRANDT (1606-1669)

FANCIULLA AL DAVANZALE

1645

Olio su tela

81,5x66 cm.

Londra – Dulwich College Gallery

 
 
 

Una giovane donna è raffigurata mentre si affaccia ad una finestra appoggiandosi sui gomiti al davanzale, con le mani che chiudono la veste bianca sul petto con gesto pudico.

 

Sguardo meditabondo, ancora quasi assonnato.

 

Prospettiva obliqua.

 

Uso sapiente della luce che mette in risalto la fanciulla sullo sfondo scuro.

 

Rembrandt (o Rembrant) Harmenszoon van Rijn adopera la luce e il suo complemento, l’oscurità, come elementi artistici a doppia funzione: da una parte il chiaroscuro è essenziale perché determina la costruzione diagonale del dipinto; dall’altra dà la forma al contenuto emotivo illuminando solo il soggetto del quadro, la ragazza affacciata al davanzale.

 

Lo  scopo di Rembrandt in questo quadro autografo è ingannare l'occhio: l’effetto della luce proiettata sulla figura centrale e l’oscurità che la circonda creano l’illusione che la ragazza sia realmente sporgente; lo strato della vernice è applicato così spessamente, con colpi di pennello evidenti e pronunciati, che la tela dipinta sembra intonaco e pietra.

 

Con questi cambiamenti Rembrandt prese le distanze dai suoi primi lavori e dalla moda del tempo che al contrario tendeva verso opere formalmente più curate e ricche di dettagli.

 
 
 

JOHANNES VERMEER (1632-1675)

FANCIULLA CON L’ORECCHINO DI PERLA

1665

Olio su tela

44,5x39 cm.

L’Aia - Mauritshuis

 
 

Più noto col nome “Ragazza col turbante”, detto anche “La Monna Lisa olandese”.

 

Fanciulla volta di tre quarti, con le labbra socchiuse e lo sguardo liquido.

 

Indossa una veste gialla e un turbante azzurro da cui scende una fascia intonata alla giacca.

 

Sfondo neutro e scuro.

 

Espressione estatica, assolutamente languida ed ammaliante (secondo alcuni carica anche di un innocente erotismo).

 

L'orecchino con perla del quadro, che cattura quasi da solo la centralità della luce di cui è pervaso il dipinto, è di grandi dimensioni, a forma di goccia, dai riflessi opalescenti. Sebbene la ragazza che lo indossa appaia di modeste condizioni, tale monile era al tempo di Vermeer prerogativa delle dame aristocratiche dell'alta borghesia. La perla è disegnata utilizzando solo due pennellate a forma di goccia separate l'una dall'altra: è l'occhio umano che ha l'illusione di vedere l'intera perla. Nel XVII secolo le perle erano una preziosa rarità: venivano importate dall'estremo oriente. Nel caso della perla raffigurata nel dipinto, si tratta di un esemplare di grandi dimensioni che, a parere di alcuni studiosi, in natura non esisterebbe.

 

Vermeer ha lasciato poche opere: una trentina di dipinti in tutto e tutti di piccole dimensioni.

 

 

JEAN-BAPTISTE-CAMILLE COROT (1796-1875)

MIETITRICE CON IL FALCETTO

1838

Olio su tela

35,3X27cm.

Boston – Museum of Fine Arts

 
 
Corot, definito “l’ultimo dei classici e il primo dei pittori moderni”, lavorò con lo stile dei realisti e dei romantici del suo tempo ed è stato il maggiore paesaggista dell’Ottocento.

 

Pittura di paesaggio francese.

 

Rappresentazione "en plein air" (all'aria aperta, cioè dal vero).

 

Corot cerca il "vero" fotografico per mezzo di pennellate sintetiche, tinte sfumate, forme sfocate e fuggenti, ricche di suggestioni.

 

Contrappunti di luce ed ombra.

 

La luce, soffusa, va spegnendosi; il cielo si va rannuvolando.

 

La ragazza, seduta sull’erba durante una pausa del lavoro, guarda lo spettatore coi suoi grandi occhi liquidi con un’espressione curiosa e divertita. Ha la bocca semiaperta e tiene il capo appoggiato sulla mano destra chiusa a pugno. Capigliatura spettinata, con decisa discriminatura centrale. Ampia gonna scura. La camicia bianca scivola lasciando scoperta la spalla sinistra, dalla chiara carnagione.

 

Con la mano sinistra tiene il falcetto, strumento del suo lavoro. 

 

Sullo sfondo, altri mietitori al lavoro.

 

Ritratto pieno di mistero e poesia.

 

Corot dice: «il reale è solo un particolare dell’arte: il sentimento lo conclude»

 


 

JEAN FRANÇOIS MILLET (1814-1875)

LE SPIGOLATRICI  Des glaneuses

 

1857

Olio su tela

83.5x111 cm.

Parigi – Musée d’Orsay

 
 
 
 
 
 

In primo piano tre donne, curve nei campi, raccolgono le poche spighe sfuggite alla mietitura: schiene curve, sguardi rivolti al suolo.

 

La scarsità del loro raccolto si contrappone all'abbondante quantità di grano che si scorge in lontananza: covoni, fasci, un carretto stracolmo e una moltitudine frenetica di operai addetti alla mietitura.

 

La luce radente del tramonto illumina il campo alle loro spalle, accentua i volumi del primo piano e conferisce alle spigolatrici un aspetto scultoreo.

 

Rappresentazione di scena agreste, a metà strada tra il naturalismo e il realismo: le protagoniste sono ritratte con una grande dignità e forza d'animo.

 

Millet venne inizialmente criticato, soprattutto per la scelta dei soggetti, appartenenti alle classi più umili.

 

Precedentemente i servi erano ritratti nell'atto di servire un nobile o un re, per dare ulteriore importanza alla persona che servivano, di solito soggetto del dipinto.

 

Nel caso de Le Spigolatrici (“Des glaneuses”) invece, esse vengono ritratte mentre svolgono il lavoro, conferendo loro una dimensione eroica.

 
 

PIERRE-AUGUSTE RENOIR (1841-1919)

DONNA CHE SI PETTINA

1888

Olio su tela

56x47 cm.

Baden – Collezione privata

 
 
 
 

Questo ritratto, per il quale posò Sezanne Valadon, madre di Utrillo e anch’essa pittrice di valore, mostra il grado di perfezione raggiunto dalla ricerca di Renoir.

 

Il soggetto è, come in molte tele del pittore, l'intimità della donna alle prese con la sua quotidianità e l'igiene personale

 

Una ragazza bruna, in sottoveste bianca e corpetto nero, vista di profilo ma con la faccia rivolta verso lo spettatore, con gli occhi bassi, si pettina la lunga chioma.

 

Forme arrotondate, animate da un ritmo eterno, monumentale.

 

I gesti che essa compie sono quelli eterni e immutabili della Venere che si acconcia, motivi ispiratori dell’intero arco della storia dell’arte e veicoli di un messaggio ideale.

 

Questo dipinto è l’ennesima prova del fascino che Renoir prova per l’intimità del mondo femminile.

 

VINCENT VAN GOGH (1853-1891)

CASE AD AUVERS

1890

Olio su tela

72x60,5cm.

Boston – Museum of Fine Arts

 
 
 
 

Auvers-sur-Oise è un comune francese situato nel dipartimento della Val-d'Oise nella regione dell'Île-de-France: è noto, tra gli amanti dell'arte, per aver ospitato tanti celebri artisti che qui hanno creato molti dei loro capolavori. Spiccano, tra tutti, Cézanne ma soprattutto Van Gogh, che qui visse gli ultimi tre mesi di vita, ne immortalò la campagna e la chiesa e che, morto suicida, è sepolto nel cimitero locale.

 

Van Gogh scrisse: «Auvers è di una bellezza severa, e la campagna è caratteristica e pittoresca».

 

Van Gogh assimilò il modo “impressionista” ma senza accettarlo, perché aveva necessità di porsi direttamente di fronte alle cose, eliminando la mediazione degli effetti atmosferici e delle vibrazioni di luce. Il paesaggio di Auvers, con la certezza della sua visione immobile e assolata, serviva al bene al suo scopo.

 

Scrisse ancora di aver necessità di rendere con maggior forza la realtà attraverso un uso «arbitrario» del colore: dipingere «l'infinito», coi colori “più intensi e violenti».

 

 
 
 
 

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