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CONCERTO DI NATALE 
del Gruppo Voci dai Cortivi e del Coro Parrocchiale di Bolzano Bellunese
26 dicembre 2015
 presso la Cappella Domus Tua dell'Ospedale San Martino di Belluno. 



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GLORIA 
di Stefano Mattii
 canta il Coro Parrocchiale di Bolzano Bellunese
S. Messa notte di Natale 2015

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Sotto: manifesto relativo all'evento del 27 giugno 2015





Gita parrocchiale 10 maggio 2015










Concerto con Coro di Tisoi  nella Chiesa Parrocchiale -  20 dicembre 2014 (anno esatto)

 Domenica 27 ottobre 2013

Festa dell'anziano

Parrocchia di Bolzano Bellunese

 

Grande festa per gli anziani della nostra Parrocchia. Dopo la Santa Messa celebrata da don Giorgio Soccol, è stato presentato un breve filmato girato 50 anni fa da Luigi Fontana e Ivano Pocchiesa durante una giornata di mercato a Belluno. Molte persone presenti  hanno riconosciuto una signora della zona che con il suo carretto vendeva la merce in Piazza Piloni.  Poi il pranzo preparato dai volontari dell'Associazione Ricreativa e Abvs di Bolzano Bellunese. I piatti sono stati serviti in modo professionale dalle giovani ragazze e ragazzi della parrocchia.

Gran finale con la tombola con tanti premi per tutti!

 

Ecco alcune foto scattate da Andrea Lamberti

 
 

FESTA DELL'ANZIANO - 27 OTT. 2013 - PARROCCHIA DI BOLZANO BELLUNESE

 
 
 
 
 
 

 
 
Festa del Santo Patrono S. Tomaso 2012
(foto di Andrea Lamberti)
 
 
 

 
 
 
 
 
 

Venerdì 21 dicembre nella sala parrocchiale “Vescovo Vincenzo Savio” di Bolzano Bellunese alle 20.30 si terrà il secondo incontro biblico sul libro dell’Apocalisse nel contesto dell’anno della fede indetto dal papa Benedetto XVI. Dopo aver presentato il messaggio complessivo del libro dell’Apocalisse, potente affresco profetico sul destino della storia umana alla luce della vittoria di Cristo contro il peccato e la morte, in questo secondo incontro si approfondiranno le diverse tappe di questa storia, che riguarda il mondo e la Chiesa, nella prospettiva dell’Avvento definitivo del Risorto. La presentazione del tema sarà a cura del diacono Francesco D’Alfonso. L’incontro è aperto a tutti.

 
 
 
 
 
MOMENTI D'AVVENTO
 
INCONTRI IN PREPARAZIONE DEL NATALE
 
La figura di S. Giovanni Battista
"Dopo di me verrà un Altro che vi battezzerà con Spirito Santo.
 
Ecco le riflessioni fatte da don Siro Da Corte la sera di venerdì 10 dicembre 2010 presso la sala Vescovo V. Savio per i parrocchiani di Bolzano e Tisoi
 

SEI TU COLUI CHE DEVE VENIRE?

 

1) Giovanni il Battista come una persona che ci sta di fronte e con il dito puntato ci indica il cammino verso Gesù. Da quello che sappiamo, non gli é andata molto bene perché solo due lo hanno esplicitamente ascoltato.

E tuttavia Gesù dirà di lui che è più che un profeta: il più grande fra i nati di donna. Dove sta dunque la grandezza e la esemplarità di Giovanni, nel nostro camino verso il Natale?

Nel fatto di essere stato, prima di noi, “pellegrino nella fede”. Non solo ha indicato Gesù, come una freccia stradale indica un luogo dove non c’è mai stata, ma è arrivato ad accogliere Gesù dopo aver, come tutti gli uomini ed i grandi della Bibbia, compiuto un lungo pellegrinaggio nella fede. Ed è profeta, parola di Dio non solo per quello che ha detto ma per quello che ha vissuto.

Così come anche attorno a noi vi sono diversi “profeti” che annunciano Gesù nel silenzio della parola ma nella eloquenza assordante della vita.

Proviamo a pensare a qualche Giovanni Battista che abbiamo conosciuto, che ci ha fatto del bene e di cui ringraziare il Signore di avercelo dato.

 

2) Il primo contatto con Gesù Giovanni lo ha nel grembo della madre. “Il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo”, alla voce del saluto di Maria. Esulta di gioia: il bambino non sa perché ma è contento.

Giovanni, nel grembo della madre, rappresenta la nostra fede, il nostro rapporto con Gesù  “in calzoncini corti”: ricordiamo la gioia di alcuni avvenimenti particolarmente significativi della nostra fanciullezza: la Messa di prima Comunione, la gioia di fare il chierichetto, forse la Cresima, qualche bella persona che abbiamo incontrato, prete o laico, che ci ha trasmesso la bellezza e la gioia della fede. Tutti noi abbiamo i nostri ricordi: a me piace tanto tornare nella mia vecchia chiesa parrocchiale e ricordare tutte queste cose. Qui possiamo ricordare don Mario Moretti e don Francesco Cassol. Una fede con momenti belli che dobbiamo ricordare con riconoscenza e di cui ringraziare il Signore. Noi siamo alberi che portano frutti dalle loro radici: tagliare le radici equivale a seccare l’albero. Ma sarebbe non bello che la nostra fede fosse rimasta a quel livello. Cresciuti da tutte le altre parti, quei vestitini non ci vanno più bene. Quanti atei  perché figli di una religiosità rimasta infantile!

 

3) “Il fanciullo cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte, fino al giorno della sua manifestazione ad Israele” (Lc. 1,80). Probabilmente apparteneva alla sètta degli Esseni che vivevano presso Qumran una vita monastica assai dura. Una religiosità austera  con l’idea di un Dio severo che avrebbe fatto giustizia e sulla necessità di meritarsi il perdono, la misericordia di Dio con le opere della penitenza e l’osservanza della legge. Ed anche il Messia che Giovanni annunciava era un Messia con il ventilabro, che sarebbe venuto a separare il grano dalla paglia.

La sottolineatura è tutta sull’impegno dell’uomo nel preparare le strade al Signore che viene.

Anche la nostra religiosità è cresciuta con questa immagine storicizzata ma falsa di Dio o, meglio, l’immagine del Dio dell’antico Testamento, non quello che Gesù avrebbe annunciato.

Sia ben chiaro che non vogliamo rinnegare nulla di quanto tante persone sinceramente religiose hanno compiuto vivendo con questo spirito. Mia Madre è una di queste. Tanti altri che anche voi avete conosciuto. Ma questa visione di Dio e della religione ci porta facilmente in questi tempi di malintesa libertà religiosa a fare il minimo indispensabile, a farlo senza mente e senza cuore e, appena possibile, diventiamo “atei devoti”, praticanti ma non credenti. Lo vediamo nella prima generazione incredula che abbiamo allevato.

 

4) L’incontro di Giovanni con Gesù sulle rive del Giordano. La fede di Giovanni incomincia ad entrare in crisi. E quando la nostra fede è in crisi, possiamo stare tranquilli.

ü Vede Gesù in fila con i peccatori per ricevere un Battesimo di penitenza. Il Messia non è dall’altra parte con il dito puntato ma è dentro la storia, solidale con i disgraziati della terra. E riceve il Battesimo con i peccatori.

ü Assiste alla investitura solenne ed ascolta la voce che proclama Gesù il Figlio amato.

“Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”. Incomincia farsi strada l’idea che Gesù vince il male prendendolo su di sé, come il capro espiatorio e che il Battesimo di fuoco lo subirà lui invece che farlo subire ai peccatori. E Giovanni da moralista diventa profeta: indica Uno che è presente, aiuta il popolo a oltrepassare la barriera delle apparenze contrarie, dello scandalo, della banalità con cui il Messia si manifesta: Tutto qui? Il terribile scandalo della povertà e umiltà di Dio che si rivela in modo inatteso e scandaloso. “Bisogna che lui cresca ed io diminuisca…Seguite lui!”.

Questo è uno snodo fondamentale per la nostra crescita nella fede: un Dio Agnello che non mostra i muscoli, che ama fino a prendere su di sé tutte le disgrazie dell’uomo perché l’uomo possa vivere. È quello che Gesù dirà di sé e della sua missione: “Sono venuto a cercare e salvare i perduti…Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio perché chi crede in Lui abbia vita eterna!”.

Una bella notizia, ma una notizia difficile da accettare soprattutto dagli uomini di Chiesa, dalla cosiddetta gente per bene. Troppo difficile perché troppo facile. Troppo bello per essere vero!

 

5) La notte oscura della fede.

Giovanni è in carcere perché i peli li aveva sulla veste ma non sulla lingua. Ha avuto il coraggio e l’amore di dire la verità nella correzione fraterna, primo gradino della carità vera.

Perché notte oscura?

Perché il Precursore, nell’ora in cui comincia l’avventura, è ridotto all’impotenza.

Luca 7, 18 e seguenti: Perché gli si attorcigilia attorno al cuore un dubbio: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?” Sei tu? Ho sbagliato tutto? Vale la pena giocare la vita su di Te, Gesù?

E Gesù risponde, dopo aver compiuto dei miracoli di guarigione: “Andate a dire a Giovanni quello che avete visto e udito…E Gesù cita le frasi del profeta Isaia che alludevano proprio all’opera del Messia: “Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno le orecchie dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto” (Is.35,5-6).

E Giovanni si acquieta nella fede che crede senza vedere perché si fida della Parola di Dio.

Quello che deve maturare la nostra fede non è il sentimento ma la luce che viene dalla Parola di Dio. Dio sta realizzando le sue promesse, non le tue attese!.

 

6) Il SI dell’abbandono. La Parola di Dio acquieta Giovanni. Ed egli prepara la strada al Messia in un modo che non avrebbe mai pensato: salendo al Calvario prima di Gesù e morendo per soddisfare la sete di vendetta di una adultera ed il capriccio di una escort di quel tempo. Una morte assurda ed ingloriosa. Un modo inedito ed imprevisto per essere precursore del Signore.

 

7) Come camminare con Giovanni per accogliere Gesù?

ü Alimentare la mia fede. Io dove mi trovo? Dove mi vorrei trovare? Che cosa decido per passare da un luogo all’altro, dal vorrei al voglio?

ü Andate e riferite quello che vedete… Non sono le parole o le belle funzioni che convertono gli uomini a Natale, ma la nostra carità, il nostro modo di amare: “Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e si è fatto debolezza, fragilità, bambino che piange e ha fame perché l’uomo, ogni uomo diventi Dio. “Il più piccolo nel Regno è più grande di lui!”.

ü Giovanni ci lascia anche un compito profetico, missionario: “In mezzo a voi sta uno che non conoscete…”Gv. 1,26. Essere profeti non che annunziano una salvezza futura ma che indicano una presenza nascosta. Invitare qualcuno al prossimo incontro, per esempio.

ü Per i malati, i tristi: non vedo l’ora che passino queste feste! Non è un linguaggio cristiano. Che cosa posso fare per viverle cristianamente? La felicità consiste non nelle circostanze che rendono bella la vita ma nella mia libertà di accettare serenamente la bellezza della vita che rende accettabili anche le circostanze difficili.

 

Nell’iconografia orientale, Giovanni è sempre alla sinistra di Gesù, con Maria alla sua destra. Sono i due che ci conducono all’incontro con Lui. Al Battista rivolgiamo questa sera la nostra preghiera:

“La mano che ha toccato il capo del Signore e con la quale ci hai indicato il Salvatore, o Battista, stendila verso di lui in nostro favore.

Gli occhi che hanno visto lo Spirito santo disceso in forma di colomba, svolgili a Lui, Battista, affinché Egli ci manifesti la sua grazia.”

S. Giovanni Battista, prega per noi.

 
 
 
 
 

GREST 2017 


GREST 2016


SANTA MESSA in onore dei Santi Patroni  Pietro e Paolo

29 giugno 2010

 

articolo apparso su L'Amico del Popolo del 18/7/2010

Dalla mostra "Il Vangelo secondo Giotto" un nuovo Crocifisso per la cappella feriale

A marzo molti volontari si sono trovati per organizzare la mostra "Il Vangelo secondo Giotto" presso la sala parrocchiale di Bolzano Bellunese. La fedele riproduzione, in scala 1:4, della Cappella degli Scrovegni di Padova è stata allestita nel salone dell'ex asilo "Dartora", ma proprio a fianco del salone e in comunicazione diretta c'è una cappellina, dove è presente il Santissimo nell'Eucarestia: come coniugare le due cose? Gli artisti dell'Ucai (Unione artisti cattolici italiani) di Belluno-Feltre, interpellati, suggeriscono: "valorizziamo il Crocifisso come ha fatto Giotto nel Giudizio universale", l'ultima scena che rimane negli occhi del visitatore che esce dalla Cappella degli Scrovegni, quella originale. "E così capita - racconta Paolo Lamberti, uno dei "motori" nell'organizzazione della mostra - che andiamo a trovare un artista bellunese, Paolo Moro, di Trichiana, che ci mostra un crocifisso abbastanza imponente quasi nascosto in mezzo ad altre belle opere. Era lì da qualche anno, quasi dimenticato. Che bello quel Gesù che Paolo ha fatto nudo e poi, quasi mosso da un moto di rispetto per quella sua "creatura", gli cinge i fianchi con un telo di cotone grezzo: lo stesso gesto che fece la Madonna verso il proprio figlio, togliendosi il velo". L'incontro era terminato con l'assenso da parte dell'artista a prestare alla parrocchia il Cristo, che venne collocato nella cappellina durante i giorni della mostra. Grande, quasi sproporzionato, dominava la scena della parete di fondo della cappella, ma obbligava a guardarlo, proprio come chiede il Papa. I visitatori della mostra hanno potuto osservare come in quel crocifisso trovino conferma tante cose che appartengono alla nostra tradizione cristiana, tutte raffigurate da Giotto nei suoi affreschi. "E tutto è richiamo della Sua presenza - prosegue Lamberti - presenza della quale la parrocchia dei santi Pietro e Paolo di Bolzano Bellunese ha deciso di non privarsi". Proprio nel giorno dei santi patroni Pietro e Paolo, il 29 giugno scorso, durante la celebrazione delle ore 20 quel crocifisso, dopo essere stato esposto assieme alle opere di altri artisti bellunesi nella mostra "Qui e ora - Cristi delle Dolomiti" conclusasi da poco, è stato benedetto e accompaganto in processione sino alla sua nuova casa: quella cappellina che lo aveva ospitato qualche mese fa.

La storia ha anche un'altra protagonista. Sino a 20 anni le suore di Maria Bambina tenevano l'asilo e usavano la cappella dove veneravano una statua di Maria Bambina che, con la loro partenza, era stata spostata in altra sede. Una benefattrice della parrocchia, ricordando la presenza delle religiose, ha donato un'altra statuetta che, per un involontario errore, è rovescia rispetto all'originale ed ora guarda quel grande Cristo che ha trovato posto nella sua Casa. "Così mi pare che - dice Lamberti - sotto questo sguardo materno, il volto del Cristo sia sì sofferente, ma sereno, certo del bene che lo aspetta. Come nel ciclo di affreschi della Cappella degli Scrovegni, Giotto ci racconta la storia della Chiesa dalla nascita di Maria alla crocifissione e risurrezione di Gesù, così nella cappella troviamo i due attori principali: Maria Bambina e Cristo Crocifisso che si guardano". Che brivido: una storia vecchia di 2000 anni che diventa così concreta in tutta una serie di circostanze, casualità e situazioni impreviste che altro non sono che miracoli, segni che, nell'al di qua, rimandano, a Qualcuno nell'aldilà.

 
 
 
 
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